COMPLESSO RESIDENZIALE AMBRETTA IN CAPOMULINI-ACIREALE

Il complesso è formato da cinque unità singole appartenenti alla tipologia edilizia della
"villa unifamiliare".
L'unità tipo si sviluppa su quattro livelli:
- piano cantinato destinato a cantina e garage, dotato di piazzola esterna di parcheggio;
- piano terra destinato a zona giorno, con cucina;
- piano primo destinato a zona notte;
- piano di copertura e sottotetto, destinato a soffitta ed a lastrico solare.
Tutte le unità sono tra loro separate e indipendenti, con esclusione dell'accesso carraio al
piano interrato:
- l'unità 5 ha rampa carraia di pertinenza esclusiva;
- le unità 1 e 2 hanno corsia di accesso in comune tra loro;
- le unità 3 e 4 hanno corsia di accesso in comune tra loro.
Il piano terra è circondato da ampio lastrico a livello, consentendo una "espansione"
dello spazio di vita interno verso l'esterno ed il giardino.
Lo stesso lastrico è direttamente collegato con lo spazio antistante al piano cantinato,
permettendo un'ampia fruizione di tutto lo spazio esterno.
La meditazione che ha portato alla definizione del singolo edificio, seppur costretta dai
molteplici vincoli derivanti dalla configurazione del lotto e dall'obbligo del massimo
sfruttamento edificatorio, prende le mosse dalla volontà di non conformarsi ad una corrente e di
non individuare e percorrere i canoni di uno stile personale.
Il progetto vuole muoversi all'interno di un linguaggio architettonico in evoluzione, con
il dichiarato intento di voler produrre un "segno forte".
Le "memorie storiche", in particolare alcune eredità del Movimento Moderno, sono
forme che si integrano e si trasformano, mediante l'intervento di una sensibilità post-moderna,
per costruire un'architettura contemporanea, oltre una produzione meramente quantitativa e di
profitto.
La concezione spaziale dell'edificio deriva da un processo progettuale dall'interno verso
l'esterno (riconducibile all'influsso dell'avanguardia sul Razionalismo).
La conformazione architettonica dinamica e dissimetrica (Cubismo) scompone l'edificio
in innesti di una varietà di volumi di diversa forma e altezze (influenza Neoplastica),
assegnando al vano ascensore un ruolo di perno spaziale della composizione.
Le masse e le superfici tentano di svincolarsi dal rigido immobilismo dell'imperante
angolo retto: evidenti sono le due combinate rotazioni in pianta del piano notte, che utilizzano
come centri di successiva e contrapposta rotazione (ed anche di ricomposizione) i due servizi di
piano. Altrettanto forti sono la rottura costituita dal "morbido" volume del corpo scale, così
come gli angoli dei perimetri in pianta.
Piante e facciate possono definirsi "libere": le une arrivano ad esprimere forti differenze
da piano a piano, con assenza di una maglia di riferimento, sebbene non ortogonale, le altre
sono sostituite da un involucro espressione di un sofferto e spontaneo travaglio progettuale.
Il rigore delle superfici esterne, nobilitate solo dal taglio architettonico e prive di
qualunque posticcio orpello, vuole esprimere la loro essenza materica e sottolineare gli innesti
di volumi.
Il numero limitato di materiali e colori vuole evidenziare il gioco complessivo di pieni e
vuoti, la cui percezione segue il mutevole gioco di luci ed ombre, concentrando l'attenzione
sulla globalità dell'oggetto architettonico.
Distribuzione verticale:
quella interna è risolta da una scala di larghezza pari a 1.30 m (dimensioni conformi a
quanto disposto dalla normativa sulle barriere architettoniche) che si avvolge intorno
all'ascensore.
Detta scala interna è studiata per non costituire un effetto "tunnel": la rampa intermedia
ha muri d'ambito non paralleli con modifica della sagoma dei pianerottoli intermedi; due larghe
lame di luce (alte vetrature del corpo scale) squarciano l'opaca continuità della parete d'ambito
e mettono in comunicazione i diversi livelli della scala; la soletta si distacca dalla canna
dell'ascensore, lasciando un contorno di luce che contribuisce alla comunicazione tra i diversi
livelli della scala.
L'ascensore, del tipo idoneo per i disabili, serve tutti i piani dell'edificio, consentendo il
facile accesso dal garage al piano di copertura e sottotetto.
Il collegamento verticale esterno tra giardino e piano cantinato è risolto mediante due
scale: una di collegamento con la piazzola di parcheggio e una di servizio sul retro dello stesso
piano cantinato.