COMPLESSO RESIDENZIALE AMBRETTA IN CAPOMULINI-ACIREALE

Il complesso è formato da cinque unità singole appartenenti alla tipologia edilizia della "villa unifamiliare".

L'unità tipo si sviluppa su quattro livelli:

Tutte le unità sono tra loro separate e indipendenti, con esclusione dell'accesso carraio al piano interrato:

Il piano terra è circondato da ampio lastrico a livello, consentendo una "espansione" dello spazio di vita interno verso l'esterno ed il giardino. Lo stesso lastrico è direttamente collegato con lo spazio antistante al piano cantinato, permettendo un'ampia fruizione di tutto lo spazio esterno. La meditazione che ha portato alla definizione del singolo edificio, seppur costretta dai molteplici vincoli derivanti dalla configurazione del lotto e dall'obbligo del massimo sfruttamento edificatorio, prende le mosse dalla volontà di non conformarsi ad una corrente e di non individuare e percorrere i canoni di uno stile personale. Il progetto vuole muoversi all'interno di un linguaggio architettonico in evoluzione, con il dichiarato intento di voler produrre un "segno forte". Le "memorie storiche", in particolare alcune eredità del Movimento Moderno, sono forme che si integrano e si trasformano, mediante l'intervento di una sensibilità post-moderna, per costruire un'architettura contemporanea, oltre una produzione meramente quantitativa e di profitto.

La concezione spaziale dell'edificio deriva da un processo progettuale dall'interno verso l'esterno (riconducibile all'influsso dell'avanguardia sul Razionalismo). La conformazione architettonica dinamica e dissimetrica (Cubismo) scompone l'edificio in innesti di una varietà di volumi di diversa forma e altezze (influenza Neoplastica), assegnando al vano ascensore un ruolo di perno spaziale della composizione. Le masse e le superfici tentano di svincolarsi dal rigido immobilismo dell'imperante angolo retto: evidenti sono le due combinate rotazioni in pianta del piano notte, che utilizzano come centri di successiva e contrapposta rotazione (ed anche di ricomposizione) i due servizi di piano. Altrettanto forti sono la rottura costituita dal "morbido" volume del corpo scale, così come gli angoli dei perimetri in pianta. Piante e facciate possono definirsi "libere": le une arrivano ad esprimere forti differenze da piano a piano, con assenza di una maglia di riferimento, sebbene non ortogonale, le altre sono sostituite da un involucro espressione di un sofferto e spontaneo travaglio progettuale. Il rigore delle superfici esterne, nobilitate solo dal taglio architettonico e prive di qualunque posticcio orpello, vuole esprimere la loro essenza materica e sottolineare gli innesti di volumi. Il numero limitato di materiali e colori vuole evidenziare il gioco complessivo di pieni e vuoti, la cui percezione segue il mutevole gioco di luci ed ombre, concentrando l'attenzione sulla globalità dell'oggetto architettonico.

Distribuzione verticale: quella interna è risolta da una scala di larghezza pari a 1.30 m (dimensioni conformi a quanto disposto dalla normativa sulle barriere architettoniche) che si avvolge intorno all'ascensore. Detta scala interna è studiata per non costituire un effetto "tunnel": la rampa intermedia ha muri d'ambito non paralleli con modifica della sagoma dei pianerottoli intermedi; due larghe lame di luce (alte vetrature del corpo scale) squarciano l'opaca continuità della parete d'ambito e mettono in comunicazione i diversi livelli della scala; la soletta si distacca dalla canna dell'ascensore, lasciando un contorno di luce che contribuisce alla comunicazione tra i diversi livelli della scala. L'ascensore, del tipo idoneo per i disabili, serve tutti i piani dell'edificio, consentendo il facile accesso dal garage al piano di copertura e sottotetto. Il collegamento verticale esterno tra giardino e piano cantinato è risolto mediante due scale: una di collegamento con la piazzola di parcheggio e una di servizio sul retro dello stesso piano cantinato.